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Prima di tutto, una domanda semplice.Voi che avete avuto occasione di conoscerlo, di conoscere la sua famiglia e di vederlo lavorare, come descrivereste Michael Jackson?
Gessica: Michael Jackson era un grande artista e un grande uomo, ma anche, è bene ricordarlo, un essere umano, con pregi e difetti. Quando l’ho incontrato, ho potuto costatare di persona che era caratterizzato da una forte timidezza, ma anche una profonda umiltà. Sapeva metterti a tuo agio, molto cordiale, educato, per niente borioso o pieno di sé. Sempre attento alle persone che gli erano di fronte, ti guardava dritto negli occhi con una profondità e un’intensità che raramente ho potuto sperimentare nella mia vita. Vorrei anche sfatare il mito del “naso cadente”: l’ho incontrato nel 2000 e vi posso garantire che il suo naso non stava cadendo, stava benissimo, i suoi lineamenti non avevano niente di sbagliato o inquietante, semmai il contrario. Michael Jackson non ha mai avuto paura del contatto con gli esseri umani, è completamente falsa l’ipotesi che avesse paura dei germi; quando ero in sua presenza mi ha permesso di abbracciarlo e baciarlo sulla guancia. Insomma, Jackson non era quel mostro che i media hanno descritto in tutti questi anni, ma un uomo dall’animo gentile e con un grande rispetto per il prossimo.
Parliamo prima del vostro libro, ‘L’agnello al macello’, un evidente tentativo di riabilitare l’immagine di Jackson dopo la sua morte. Perché, secondo voi, i media e la comunità in generale si sono accaniti così tanto contro di lui?
Alessandra: Il nostro libro è stato scritto per dare alla verità una chance. E permettendo alla verità di venire a galla l’immagine di MJ è automaticamente riabilitata. L’immagine che è stata propinata dai media è un’immagine distorta e falsata di MJ. I media in generale, o per citare Adriano Celentano, i criminal media, nei confronti di MJ si sono sempre spinti oltre il gossip. Già negli anni 80, stiamo parlando di 25 anni fa, MJ lanciava i primi gridi d’allarme, chiedeva di essere lasciato in pace. I media si sono accaniti contro di lui proprio perché MJ è stata una fra le più grandi star ad aver messo piede sulla terra, avevano bisogno di studiarlo, classificarlo, dargli una collocazione. Hanno detto di tutto su di lui, gli hanno dato del razzista, del pedofilo, l’hanno “accusato” di essere gay (perché, è forse un accusa?), poi asessuato, poi di detestare i contatti fisici, gli hanno dato del pazzo. Questo senza nemmeno informarsi o senza nemmeno tentare di ascoltare le sue dichiarazioni e capire ciò che aveva davvero da dire e da dare. Le tonnellate di storie inventate su di lui sono rimbalzate da un tabloid all’altro come una piccola palla di neve che si trasforma in una valanga, superando ogni limite etico e morale. Hanno alimentato la morbosa e malata curiosità della gente di voler ingabbiare un artista, di voler classificare la sua creatività ed il suo estro. La comunità dei media non ha mai accettato di vedere una superstar come MJ non ostentare una ragazza diversa a settimana, di vederlo fuori dallo star system fatto di sesso e droga, non hanno mai accettato la sua timidezza e semplicità, non hanno accettato la malattia della sua pelle, ci doveva essere per forza qualcosa di strano, di sbagliato, di non giusto nel suo comportamento. Non hanno capito ne’ accettato il suo amore incondizionato per i bambini e per il genere umano, c’è qualcosa di strano, forse MJ è un pedofilo. L’hanno sbattuto per venti anni come mostro in copertina senza dargli il beneficio del dubbio, fino al suo ultimo giorno: completamente assolto da dieci capi d’accusa, innocente. Ma i media l’hanno detto talmente a bassa voce che nessuno l’ha veramente sentito. È la sete di soldi, di denaro, di potere, che ha spinto i mass media oltre la morale, a creare una loro personale visione di MJ, venduta generosamente al pubblico pagante. Per conoscere e sapere la verità su MJ sarebbe bastato guardare oltre la linea del gossip, del pregiudizio. MJ si è sempre mostrato al mondo come semplicemente se stesso, senza filtri.
Nel libro, voi sostenete che la morte di Michael non solo fosse premeditata, ma fosse un vero e proprio complotto ai danni del cantante per guadagnare soldi con il suo decesso. Potreste spiegarci in poche parole, se possibile, i passaggi principali di questa teoria?
Gessica: i passaggi della teoria del complotto si possono semplicemente ricondurre ad una frase: Michael Jackson vale più da morto che da vivo, soprattutto dal punto di vista discografico. Jackson era in grado di muovere le masse, se solo avesse voluto. Quando ha deciso di sfuggire al controllo delle major e ha inziato ad indispettire chi lo considera(va) la gallina della uova d'oro, è in quel momento che sono iniziati i suoi problemi; in quel momento la cospirazione ha avuto il suo battesimo. Qualcuno di molto potente doveva riportarlo ad una situazione di bisogno economico per poter continuare ad esercitare su di lui il controllo. È bene ricordare che LaToya Jackson, Joe Jackson e gli amici e collaboratori più stretti continuano, oramai da mesi, a dichiarare che Michael aveva confessato loro di “sapere che lo avrebbero ucciso”. Diceva loro: “sappi che il giorno in cui morirò sarà perchè mi avranno ucciso. È per via del catalogo dei Beatles”; questo è quello che ha sostenuto e continua a sostenere LaToya durante svariate interviste. Il padre Joe ha dichiarato che il dottor “Murray è solo un burattino”. Non a caso nel settembre 2010 la famiglia Jackson ha intentato una causa contro la AEG (società produttrice dei fatidici concerti di Londra e poi del film “This is It”), perché considerata parte colpevole della morte del re del pop. Si spera che col proseguire delle indagini escano fuori tutti i veri colpevoli che per oltre 25 anni hanno orchestrato calunnie, accuse infami e infine la morte di un uomo che nella sua vita ha dato tanto al genere umano.
Avete raccolto prove materiali a sostegno di questa tesi?
Gessica: Il nostro libro è frutto di una raccolta, in tutti questi anni, di informazioni oggettive contenute sul web, libri, articoli, verbali, interviste rintracciabili e consultabili da chiunque lo desideri. Inoltre, non meno importante, tutte le informazioni sono state accertate e appurate grazie al supporto della famiglia e dello staff di Michael Jackson, con i quali collaboriamo dal 1998.
Il dottor Murray sarebbe quindi solo una pedina?
Alessandra: Assolutamente si. Nel libro viene evidenziato molto bene. Il Dott. Murray è colui che ha eseguito l’iniezione fatale di propofol. È colui che ha atteso 50 min prima di chiamare i soccorsi. È il braccio, ma non la mente dell’assassinio di MJ. Si, perché MJ è stato ucciso, lui non voleva morire, non era depresso, non era drogato, e ai ritmi dello spettacolo era abituato da 45 anni. Michael Jackson è stato assassinato da una lobby di persone interessate più al trademark che all’uomo. La sua morte è stata il finale annunciato di una cospirazione nei suoi confronti che è iniziata nel 1993. Nel libro sono spiegate, evidenziate e oggettivate tutte le motivazioni. La nostra teoria è in linea con quella della sua famiglia, e con quella degli amici più intimi. L’indagine è in corso. Crediamo che in America ci sia molta “omertà” sul caso Jackson, proprio perché si dovrebbero tirare in ballo nomi famosi e per farlo si devono raccogliere prove schiaccianti, che certi scaltri quanto spietati “signori” stanno cercando di occultare, anche attraverso i mass media. Ci auguriamo che se esiste un'altra verità, venga presto a galla.
Nel libro è stato inevitabile parlare di tutte le vicende spiacevoli che hanno coinvolto Michael nella sua vita, la pedofilia o l’accusa di razzismo ad esempio. Voi affermate che nessuna delle accuse sia vera. Ma c’è un collegamento tra questa continua diffamazione e la tragica morte del cantante?
Alessandra: Certamente, esiste una correlazione. Le accuse hanno ucciso psicologicamente Jackson. Michael Jackson è stato per due volte accusato di molestie sessuali. Sono i mass media che l’hanno chiamato “pedofilo”. La molestia è una accusa molto sottile, non può essere provata attraverso un esame medico, come invece la “violenza” sessuale. Il procuratore distrettuale di Santa Barbara, T. Sneddon, è stato recentemente indagato dalla polizia di Los Angeles per avere falsificato alcuni atti nel caso MJ. È risaputo, e nel libro è spiegato molto bene, di come Sneddon odiasse letteralmente Michael Jackson, e di come abbia fatto qualsiasi cosa per cercare di metterlo dietro le sbarre. Ha portato avanti le indagini per sei anni, senza trovare uno straccio di prova, intestardendosi e spendendo una fortuna, tutti soldi dei contribuenti americani. Nessuna prova è stata mai trovata. Ha interrogato centinaia di testimoni, ha rincorso per il mondo la sua ex moglie, Lisa Marie Presley per cercare di farla testimoniare contro MJ, senza ottenere nessun risultato concreto. Due infamanti accuse di molestia ben nascoste dietro due spietati tentativi di estorsione, che nel libro sono spiegate nel dettaglio e oggettivate, hanno portato MJ in una situazione umana e psicologica molto delicata e i media sbattendolo su tutte le copertine e le TV del mondo come mostro, hanno giocato un ruolo essenziale nel distruggerlo mediaticamente e psicologicamente. Questo per ben due volte, nel 1993 e nel 2003.
A proposito delle accuse di razzismo, queste ultime causate dallo sbiancamento della pelle di Michael, secondo voi entrambe le accuse sono false? E perché?
Alessandra: Razzismo? Michael Jackson amava il genere umano. Amava le persone di colore. Lui stesso si è sempre definito “di colore”. Come può essere razzista una persona che scrive “We are the World”? Michael Jackson non si è sbiancato la pelle con azioni chirurgiche o chimiche: soffriva di una malattia cutanea, la vitiligine. Nel 1993 lo ha pubblicamente dichiarato, ma mass non hanno dato rilevanza alla dichiarazione. La malattia gli è stata diagnosticata da diversi medici. Ci sono centinaia di foto che lo confermano, in cui si vedono nettamente le macchie sul volto, sulle braccia, sulle gambe. Inoltre, esistono migliaia di casi, al mondo, di persone di colore che con la vitiligine sono diventati, da neri, completamente bianchi. Le foto si possono trovare a tonnellate su internet, come le info sulla malattia. Un esempio: Jeffrey Stanton Bell. Ma per i media è stata molto più remunerativa la storia del razzismo, e di un nero (una superstar da milioni di dischi venduti) che rinnega la sua razza e vuole diventare bianco. La cosa surreale è che la gente ci ha davvero creduto. Abbiamo scritto un capitolo interamente dedicato a questi “luoghi comuni”, il capitolo 2, “Calunnniatori”, dove raccontiamo e diamo referenze verificabili, del difficile rapporto fra i mass media ed MJ.
Non potete comunque negare che Michael si sottopose a numerosi interventi di chirurgia estetica che gli stravolsero l’immagine ‘originale’. Non è secondo voi simbolo di una non accettazione di sè?
Gessica: E' vero, Michael Jackson si è sottoposto a numerosi interventi di chirurgia estetica, ma la domanda che ci facciamo è: chi non lo fa ad Hollywood? E chi non lo fa oramai anche fra la gente comune? Perchè lui viene additato e insultato, mentre per tutti gli altri è quasi qualcosa di cui andare fieri? Bisogna considerare che non ha fatto tanti interventi quanto si pensa: il fatto che la sua pelle abbia cambiato colore a causa della Vitiligine, sia dimagrito, abbia cambiato il taglio di capelli e sia diventato adulto hanno contribuito per forza di cose ad un risultato di immagine nettamente diversa dal piccolo bambino afro-americano che cantava le canzoni della Motown.
A proposito invece del secondo libro che avete tradotto, Dancing the dream, una raccolta di pensieri, poesie, frammenti di Jackson, i lettori potranno capire qualcosa in più leggendolo? Capiranno meglio sia l’artista che il cantante?
Alessandra: Dancing the Dream – Danzando il sogno è il libro che Michael Jackson avrebbe voluto far leggere a tutti. Rappresenta l’essenza di Michael Jackson. All’interno vi sono racconti e poesie scritti di suo pugno, raccontano in maniera emozionale il suo intimo Sé, il suo rapporto con Dio, con Madre Terra, con i bambini, la sua visione della vita. Un libro che incanta e stupisce, emoziona, un libro che ha la stessa magia e musicalità delle sue canzoni. È correlato da oltre 100 foto della sua personale collezione, rappresenta una piccola opera d’arte che Michael Jackson ha lasciato al suo pubblico e che la casa editrice Quantic Publishing ha regalato ai lettori italiani. È d’obbligo leggere Dancing The Dream, se si vuole definitivamente entrare in contatto con la Magia del Re de Pop e dell’uomo Michael.
Credete che dopo la sua morte sia cambiata la considerazione che l’opinione pubblica aveva di Michael? E come definite ora l’atteggiamento dei media?
Gessica:sembra brutto e insensibile dirlo, ma crediamo che dal giorno della sua dipartita ci sia stato un oceano di ipocrisia. Gente che fino al giorno prima lo insultava, il giorno dopo si fingeva scossa, toccata, commossa. I media sono sempre gli stessi, provano a compiacere il pubblico e sanno che il pubblico ora non apprezzerebbe un eccessivo accanimento contro un artista deceduto, perciò si accodano al coro della falsa compassione. Michael Jackson avrebbe meritato il rispetto e le belle parole di questi mesi PRIMA che fosse due metri sotto terra.
Siete mai state nella villa di Jackson in cui è avvenuto il decesso? Avete notato qualche curiosità o qualche particolare di Neverland che vi ha incuriosito?
Gessica: non siamo mai state in nessuna delle sue ville. Ho avuto la fortuna, però, di poter visitare più di una volta i suoi uffici MJJ Productions sulla Sunset Blvd a Los Angeles. Gli uffici erano molto grandi, sul tavolino nella sala d'attesa ricordo 4 riviste arrivate in abbonamento (sull'etichetta dell'abbonamento c'era scritto “Mr. Michael Jackson”). Inoltre, c'era un grande cesto con delle pigotte, “un regalo arrivato da alcuni fan italiani”, mi disse la segretaria di allora, Felicia Ferris. Su tutti i muri c'erano foto di Michael con personalità di tutto il mondo, scaffali pieni di vinili, una teca con il suo tradizionale cappello nero e il guanto di lustrini, altoparlanti in tutte le stanze. Nella sala riunioni ricordo alcune statuette dei sette nani, ma ovviamente la cosa che ricorderò per sempre è l'aver potuto toccare e vedere con i miei occhi i Grammy originali vinti con “Thriller” sugli scaffali del suo ufficio.
E’ di pochi giorni fa l’intervista realizzata a Lisa Presley sul caso Michael Jackson. Lei ha dichiarato “Michael Jackson lo avrei voluto salvare io”… Voi credete alle sue lacrime?
Alessandra: Crediamo che fra Lisa e Michael sia stato vero amore. Si adoravano, basta vedere le foto e I filmati che li ritraevano insieme. Certamente non possiamo condividere l’abbandono di Lisa Marie nei confronti di MJ subito poco dopo la rottura del matrimonio. Ma non ci sentiamo di giudicare a priori una donna ferita. Lei stessa ha dichiarato che il divorzio è stata la scelta più sofferente e dolorosa della sua vita. Ha raccontato che essere la moglie di MJ significava, oltre che essere la moglie di uno degli uomini più famosi del mondo, coinvolgersi totalmente in un rapporto d’amore, talvolta distruttivo. Michael era totale, nel bene, e faceva cose straordinarie, e nel male, arrivando ad autopunirsi con i sensi di colpa, a fidarsi di persone sbagliate. Lei avrebbe voluto “salvarlo” da questo destino ( forse “scottata” dall’esperienza con il padre Elvis). Ma salvarlo avrebbe significato “controllarlo”, ed MJ era uno spirito libero nel bene e nel male, la totale espressione della creatività e della pura ispirazione. L’intervista di pochi giorni fa è vera, commovente, vediamo una Lisa Marie molto provata e coinvolta. Crediamo che non si stia perdonando di avere abbandonato Michael, e crediamo che si senta in colpa per non essere riuscita ad amarlo incondizionatamente. Lisa Marie è sempre stata molto diretta nelle sue interviste e dichiarazioni, è difficile che dica ciò che non pensa. Crediamo che le sue siano fra le lacrime più sincere, fra le migliaia di lacrime bugiarde ed ipocrite che hanno invaso il mondo post Michael Jackson mortem. <